giovedì 25 aprile 2013

Achille Zoia, il saggio degli impasti lievitati

alberto 16

Cucinare per lavoro significa non finire mai di imparare. Io imparo, studio, cucino , impasto… a volte ho crisi isteriche in cui mi domando se quello che so non sia una minuscola goccia d’acqua in mezzo al mare di conoscenza che serve per fare bene questo mestiere di cibo e arte. La mia curiosità mi porta a cercare conoscenze e mi ha portato nel novembre del 2012 a un corso da Betti a Forlì.

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Ho partecipato a due giorni una full immersion di pasticceria con il maestro pasticcere Achille Zoia e quando dico full immersion vi dico che lui impastava e parlava in continuazione, dalle 09:00 del mattino fino alle 17:00 di sera, e quando non le si facevano abbastanza domande se le andava a cercare sfidandoci a chiarire ogni dubbio. Zoia ha eseguito tutte le ricette presenti nella cartella delle dispense, ma non soddisfatto ha tirato fuori dalla sua testa (e lui ha una capa tanta) ricette in più. Quando ho detto che mi piacciono i babà li ha preparati li per li, anche se non erano previsti nel programma. In quei due giorni ha fatto panettoni, pandori, svariati pasticcini e ci ha insegnato molto.
Zoia è più che un pasticcere, è un alchimista degli impasti lievitati. Il creatore del panettone ricco, come lo conosciamo noi oggi e l’ideatore di molti dei prodotti di pasticceria che mangiamo in giro. Lui ci ha regalato due giorni intensi in qui abbiamo avuto il privilegio di attingere alla sua saggezza, vederlo all'opera che impasta cuoce e farcisce di racconti le ore passate assieme. 
Settimana scorsa sono tornata da Betti per una intera giornata con Zoia, che ci ha mostrato impasti di diverse torte. Anche questa volta lui ha tirato fuori altre ricette oltre quelle in dispensa e ha sfogliato il suo libro di ricette di 50 anni che lui chiama “computer” dandoci molte ricette in più del previsto.
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Zoia Mary Valeriano 2013
É un privilegio osservare all’opera un maestro cosi. Una giornata del genere mi ha fatto sentire più ricca dentro.
Le farine che ha usato per impastare sono del Molino Dalla Giovanna, una delle quali ha proprio sa sua firma. Lui è l’ideatore della farina Z, che mantiene parametri delle farine di una volta sfuggendo alla attuale “mania” che hanno in molti di cercare la forza della farina al di sopra di ogni altro concetto.
Cucinare per lavoro è non finire mai di imparare. Con  maestri cosi c’è da imparare tantissimo.
La vita è l'arte dell'incontro e incontrare Achille Zoia è un regalo divino.

giovedì 4 aprile 2013

SEMPLICEMENTE PANE & SEMPLICEMENTE PIZZA

Sono stata molto tempo senza postare video ricette nel mio canale youtube, ma sono tornata.I mio ritorno è stato con un video sul pane, che avevo da tre mesi sul pc, ma non mi decidevo mai a fare l’edizione perché so che avrei potuto dire più cose e in modo migliore. Da precisina e allo stesso tempo insicura che sono, critico molto me stessa, ma sono contenta del risultato, dei feedback positivi e delle tante persone che (per mia sorpresa) hanno linkato nei propri blog i l video “Semplicemente Pane”
Chi mi segue sa che avevo già fatto video su pane e pizza, ma c’era ancora qualcosa da dire e cosi ho detto e mostrato, facendo un secondo video sulla pizza.
Queste sono con le due video ricette del mio ritorno e spero di farne ancora tanti altri video, perché l’energia positiva che scaturisce da questo scambio di idee con voi è per me una cosa molto cara. Un abbraccione a tutti quelli che mi seguono e un enorme grazie per l’energia buona che mi avete dato in questi anni.

domenica 24 marzo 2013

PAGNOTTA PASQUALE

Questa settimana abbiamo fatto pagnotte pasquali e ora vi diamo la ricetta per 8 pagnotte.

impasto pagnotta pasquale accademia del tartufoFarina (tipo 0) 2 KG

Zucchero 700 gr

burro 150 gr

12 uova

latte 100 gr

lievito madre 900 gr

uvetta 140 gr

anice (liquore) 30 gr

vaniglia QB, limone QB

Si lascia l’impasto lievitare per 4 ore. Si formano le pagnotte lasciando finire la lievitazione in un cestino per 20 ore.

Prima di infornare si spennella un uovo sbattuto. Si incide con un taglio a croce e si inforna nel forno caldo. Cottura da 45 min a 1 ora a 180° C con un pentolino d’acqua dentro il forno per creare vapore.

pagnotta pasquale accademia del tartufo

martedì 19 febbraio 2013

Il privilegio di avere il pane e il privilegio di donarlo

Riccardo Astolfi Mary Valeriano
Zeno, Riccardo e Chiara con me nell'orto a Spinello fotografati da mio figlio Filippo.


Avere cibo è un privilegio, consapevolezza che mi porta ad amare quelli che col cibo hanno il rapporto pianto-raccolgo-cucino-mangio. Mi piace anche chi per la semplicità delle idee collaborative crea positività attorno al cibo. Uno di questi è il mio amico food nerd (termine che a lui non piace mica tanto) Riccardo Astolfi , un ingegnere bolognese, che fa il ricercatore alimentare in una grande azienda e scrive di cibo con sincerità, per disperazione dei propinatori di marketing che lo inseguono offrendo fama, gloria e cibo gratis di cui parlare bene. Riccardo è il mio preferito fra i food nerd italiani.  Food nerd è un termine di Anthony Bourdayn per gli smanettoni dello web, amanti del cibo, che scovano locali e pietanze, bloggando prima che a qualsiasi critico gastronomico venga in mente di metterci piedi o bocca.
In Riccardo ho trovato qualcosina dei food writers brasiliani  che leggo, gente come la nutrizionista Neide Rigo, che scriveva di cibo prima che sorgessi il termine food blogger. Il posto di Neide è irremovibile nell’altarino dei miei food prophets (Ebbene si! Ho anche  io i miei profeti da venerare), ma tornando a Riccardo, lui con la sua lungimiranza ha incominciato a scrivere della vecchia e buona pasta madre, prima che diventasse moda e non contento, si era anche messo in testa di convincere gli italiani a regalare pasta madre a sconosciuti e di mapparli tutti in una cartina dell’Italia, che adesso è sempre più piena di puntini! In un paese in cui divisione è parola d’ordine, uno cosi dovrebbe come minimo avere una statua da qualche parte! Ecco ho detto la minchiata del post. Adesso mi sento meglio!
Pasta madre è il nome del suo blog, che è anche una delle Comunità del Cibo di Slow Food.
Come ho conosciuto Riccardo?
Qualche anno fa ho fatto una serie di video-ricette sul lievito madre e affini (diventando anche io nello web una food prophet dei panificatori casalinghi), lanciandoli nel villaggio globale, dove basta una linkata per incontrare chi ti è simile. È stato naturale conoscere il guru (non gli piace nemmeno questo termine) della Comunità (già chiamata “setta” dallo Espresso l’anno scorso). In mezzo ai fastidiosi foodbloggers haters che mi seguivano per invidiare criticare, incontrare Riccardo è stata una epifania.  È stata la sua semplice e geniale idea di condivisione a farmi sentire a casa in questa rete di volontari nata in sordina, ma che adesso è sulla bocca di tutti, come una rivelazione, anzi una rivoluzione in cui ci ho subito creduto e immediatamente condiviso la sua creatura nella mia “tubeteca”.
È stato lui a buttarmi (senza preavviso) nella mischia dei ragazzi di Slow Food della mia regione a spiegare panificazione casereccia, cosa che mi ha molto arricchito come persona.
Adesso in tanti lo imitano nei modi di professare il verbo della “Santa Pasta Madre”. Le molte adesioni al Pasta Madre Day, sono la conferma del successo di questa rete di condivisione, che prima non era mai stata pensata da nessuno.
È innegabile che questo movimento stimoli  nelle persone l’acquisto consapevole di farine per quello che sono, e non per quello che promettono di fare.
Il verbo della Comunità è panificare a casa con pasta madre, cosa che educa e allena il palato di chi è ormai assuefatto dal consumo di agglomerati di amidi mal lievitati a forma di pizza, pane e altro.
La Comunità crea connessioni fra moltissime persone, che in una azione collettiva si aiutano a fare il pane. Questa connessione del bene ci riporta tutti quanti con i piedi per terra, disincronizzandoci da modus operandi del marketing che associa l’idea di felicità a prodotti da vendere.
L’innovazione sostenibile, non sta in fare qualcosa che non sappiamo fare per migliorare il mondo, ma in pensare e fare sostenibilità con ciò che sappiamo fare. Riccardo attraverso pasta madre e pane, elementi che lui conosce molto bene, contribuisce alla sostenibilità che non è sempre crescita, ma a volte anche decrescita.
Donando lievito o piantando un albero non estinguiamo le nostre colpe, non saliamo un gradino nella evoluzione, ma la filosofia di donare pasta madre, che ha contagiato tanti, è una sana passione. La passione ci fa confondere con quello che facciamo, cosi essere un spacciatore di pasta madre è confonderci col nostro lievito e con la persona a cui lo doniamo. È guardare negli occhi uno sconosciuto e interessarsi di lui e di quello che farà col suo lievito.
Avere cibo è un privilegio, perciò teniamoci pure i nostri profeti, e ben venga il marketing del bene, ma ricordiamoci che la felicità non è sempre nell’acquisto, ma non manca mai nel donare.

giovedì 14 febbraio 2013

Identità Milano e la certezza che si può sempre migliorare

Per guardare la gastronomia uscendo dallo stile “culo-sul-divano” e TV come maestra, ci sono i congressi di alta cucina. Lo scorso fine settimana sono stata a Identità Golose Milano, il migliore di tutti i congressi.
identita golose 2013Tre sale auditorium. Tre palchi. Molti cuochi (e altri professionisti gastronomici) di diverse nazionalità, dissertano come filosofi su tecniche e realtà diverse. Mostrando se stessi e il proprio lavoro, con racconti non solo di cibo, ma anche di luoghi e di persone.
I due giorni trascorsi lì (Domenica e Lunedì) sono stati un divertente e intrigante viaggio nelle avventure di quei pensieri espressi, con la creatività di alcune delle migliori menti gastronomiche del pianeta. Il bello è che più vediamo come gli altri pensano, più diventiamo creativi nel nostro modo di pensare, per questo mi piace Identità. Inoltre mi sembra una grande ricetta, tipo formula magica, che bolle nel pentolone curato dal druido gastronomico Paolo Marchi, e la sua efficientissima brigata di collaboratori. Senza abilità druidiche, mescolare sapientemente le diverse esperienze umane dei relatori, con sponsor di grande spessore, sarebbe impossibile.Tiago e Felipe Castanho identita golose 2013
Il focus del mio cuore brasiliano era sui fratelli Thiago e Felipe Castanho. Cucina amazzonica con pesci e frutti, a volte sconosciuti anche al resto del Brasile. Vi giuro che ogni volta che sono davanti a mandioca e Açai il mio cuore batte a ritmo di samba. Non ci posso fare nulla.
Mi hanno piacevolmente sorpreso i fermenti di verza e pesce di Cristina Boweman. Impossibile non innamorarsi della scatolina di coccole mangerecce di Magnus Nilsson.
Massimo Bottura, acclamato come una rockstar, ha raccontato non solo i concetti artistici della sua cucina, con piatti come quadri da mangiare, ma anche i pasti festivi, fatti per Costa Crociere, in cui ha imbarcato con se l’eccellenza dei prodotti emiliani, promuovendo il suo territorio e spingendo concretamente l’economia degli artigiani scossi dal terremoto. Bottura con cotechini, tortellini, parmigiano e quant’altro ha mostrato cosa può fare la gastronomia per le persone. "Piatti come gesta sociali", ripeteva sempre lui dal palco.
Davide Scabin e il suo Combal space food, creato con l’aiuto di Moreno Cedroni, dimostra che i grandi chef sono diventati grandi, per la continua ricerca nel trascendere, passare il limite per essere avanti anche se a stessi.
identita golose 2013 pizza Le pizze di Renato Bosco, Simone Padoan, Lello Ravagnan e tutti gli altri sono l’evidenza che la pizza di qualità è una realtà.
Diventerei noiosa se nominassi tutti gli chef che ho visto. C’erano orde di food bloggers. Nell’aria parole come food cost, food confort e di food vattelapesca… Tutto quanto a inglobare un attualissimo linguaggio pop, a confermare che la cucina non deve per forza essere difficile, e nemmeno inaccessibile.
Mary Valeriano e Riccardo Astolfi identita Golose 2013Nell’aria espositiva centrale il clima era quasi da festa paesana. Andiamo a prenderci una birra allo stand Moretti? Meglio l’acqua San Pellegrino a disposizione nei frigo… Oh… Ciao! Ci pigliamo un caffè da Lavazza?
A un certo punto, mentre Roy Paci suona alle pietanze di Lorenzo Cogo  e tu guardi il programma nel pieno dilemma “Cosa scegliere di vedere?”, può succedere che ti arrivi in mano una gelatina alla birra, e mentre la assaggi ti ritrovi davanti al naso il microfono sorretto da Sonia Peroni (quella di Giallo Zafferano) che domanda cosa ne pensi (della gelatina). Allora capisci che troppa informazione tutta assieme potrebbe nuocerti. E te ne vai da un’altra parte, dopo aver detto una cosa qualsiasi sulla gelatina.
Confesso che a qualche chef-relatore sono andata mirata, qualcun’altro ho scelto casualmente. Tanto sai che mentre guardi una cosa  ti stai perdendo qualcosa che accade da un’altra parte.
Il tema quest’anno è stato il Rispetto, parola azzeccatissima, in un momento in cui la TV è piena di gente che cucina, eppure il cuoco in TV spesso sembra una merce capace di vendere altre merce dell’industria culturale dell’alimentazione, che non distingue (o almeno tenta confondere) alta gastronomia e merendine. Oggi l’immagine è un capitale. Anche l’immagine di un cuoco è un capitale, ma in un congresso i cuochi le vedi in modo diverso. Un po’ come la differenza fra guardare un albero da Discovery Channel e andare nella foresta a vedere l’albero. Li il rispetto lo vede negli occhi dei cuochi, pizzaioli, pasticceri, camerieri, gestori di locali, produttori…. Tutta gente che combatte i draghi con le cerbottane, attualizzandosi di continuo e anche viaggiando. Andare in un congresso dove ci sono i grandi chef internazionali può contribuire a stimolare riflessioni, che altrimenti rimanendo dentro le nostre cucine non le avremo.
Identità Golose è anche constatazione di come vanno le cose nel mondo gastronomico mondiale. Li dentro non ci sono metodi di pensiero e di lavoro che librando nell’aria ci illuminano. Molte di quelle realtà sono diverse della mia, ma quello che mi fa pensare nutre il mio personale modo di lavorare. Per me quello che conta è ciò che succederà nella mia interiorità attingendo da quello che ho visto. Essere cuochi (e io sono cuoca e pizzaiola) comporta diverse rivoluzioni, più individuali che collettive, anche per questo non è un lavoro facile, anche per questo serve guardare gli altri per guardare meglio se stessi, anche per questo essere cuochi è bello.
Può succedere che uscendo dal centro congressi in mezzo alla bufera di neve, qualcuno ti freghi il taxi e tu dica “Oh Dio teletrasportami”, ma sentendoti ancora connessa con le esperienze vissute, pensi alla frase tema di Identità “Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori e tengo per me la certezza che si può sempre migliorare”  e prosegui verso la tua rivoluzione individuale (in un altro taxi) sapendo che la farai accadere.

Sabato sera Milanese

La mia serata milanese pre Identità Golose (che racconterò nel prossimo post) è stato un divertentissimo sabato sera, iniziato con un giretto a Roialto con altri tre amici. Ho bevuto una pina colada più simpatica che buona, dentro a una noce di cocco, da cui spuntavano grandi pezzi di frutta degni dei copricapo di Carmen Miranda. Smangiucchiando la frutta della mia pina-colada-trash, chiacchieravo e osservavo le diverse postazioni in cui il cibo veniva servito dai camerieri-cuochi di origini Singalese. In una delle postazioni pendevano prosciutti Jamon Serrano come baldacchino; in un’altra trionfava una forma di Parmigiano Reggiano piena di risotto; in un’altra ancora c’erano gamberoni… Non ho visto tutte le postazioni, ma quel che mi è rimasto più impresso erano le tante persone in fila per farsi servire le pozione. Sembrava di vedere il modus operandi dei ristoranti self service, adattato allo stile happy hour. Abbiamo finito i nostri drink poi siamo andati verso la vera cena a Enocratia, un piccolo e raffinato ristorante, dove il enocratiavino è in primo piano e i clienti vengono coccolati sia dal proprietario sommelier Davide Mingiardi, che dallo chef Eugenio Boer.
Mi è sembrato un luogo dove si va per degustare sia cibo che vino amandolo e onorandolo devotamente, ma la nostra allegra combriccola formata da due toscani e due brasiliane si era scatenata in chiacchiere, cosi i raffinatissimi piatti e i vini hanno più volte rischiato di rimanere mere comparse alle nostre battute e risate, che
enocratia cena
enocratia cena milanospesso sovrastavano il jazz in sottofondo…
Abbiamo mangiato con le mani e gustato quelle pietanze che erano un piacere anche solo per la vista.
Davanti a noi hanno sfilato: aringa impellicciata con animelle; gnocchetti al limone con ragù di polpo, gelatina di zafferano e finocchietto; topinambur con castagne, cioccolato bianco e arance; zucca pastinaca e crema di caffè, piccola  pasticceria, pane fatto da loro… 
topinanbum enocratia
enocratia pre dessert
Vi dico senza pudori che non mi ricordo quali fra questi piatti fossero antipasto, primo, secondo predessert, dessert  e chi più ne ha più ne metta. Non ho nemmeno fotografato tutto…
Oh! Non è per niente semplice mangiare, ridere, parlare e allo stesso tempo fare la gastrofanatica!
enocratia eugenio boer gulash di tono
Una cosa pero, mi è certa: Quando ho assaggiato gulash di tonno rosso, con patate alla noce moscata e  spinaci (nella foto di fianco),  io e il mio piatto per un momento siamo diventati un’isola in mezzo mondo, quell’assemblaggio di sapori mi ha sedotto il palato. Ecco qualcosa che avrei voluto cucinare io! 

sabato 9 febbraio 2013

Panificare è un atto di amore

Da quando ero piccola e curavo le pietanze consumate da me e i mie fratelli, ho sviluppato la “mania” di nutrire gli altri. Credo che derivi da li, questo mio piacere nel condividere ricette e metodi di panificazione. Non posso spartire il pane con tutti, ma posso dire agli altri come fare il pane, con l’intento che loro lo spartiscano.
Panificare in casa può sembrare una perdita di tempo, in un epoca in cui compriamo oggetti che ci facilitano la vita, ma panificare è un passo verso il mangiare cose che ci facilitano la vita. Un panificatore casalingo impara a riconoscere le migliori caratteristiche del pane, ricerca farine, allena il proprio palato. Chi panifica acquisisce consapevolezza del prodotto pane. Chi panifica per se va oltre (e a volte anche contro) le moine che ci propinano per farci acquistare prodotti.
Credo che panificare sia un personale processo evolutivo. Le riflessioni di quando ci fermiamo a osservare le reazioni nel’impasto con lievito madre, che non sono mai uguali, ci portano alla comprensione  degli ingredienti, dei metodi,di noi stessi… Fare il pane è anche esercitare l’intuizione.
Lo so benissimo che ci sono tantissimi panettieri molto più bravi di me e lo sa anche il panificatore casalingo di non essere il migliore. Tutti lo vogliamo fare perché è gratificante sentire il profumo di pane  che invade la cucina. Il pane casalingo non è un pane qualsiasi, fatto col bilancio del marketing, dove l’ingrediente principale è il motus operante per vendere di più. Quello che si crea a casa propria è un pane fatto con amore, magari anche con la rivincita sulla pagnotta precedente che non è riuscita tanto bene, ma nell’esatto momento in cui dall’impasto incomincia la volatizzazione delle sostanze aromatiche e le molecole odorose ti circondano, tu sai di aver tagliato un traguardo e sai anche che vorrai farlo ancora. 

domenica 3 febbraio 2013

Pasta Madre Day semplice condivisione del pane

Pasta Madre Day Mary Valeriano
Il pasta Madre Day di quest’anno era sulla bocca di tutti. Diversi articoli su ogni e dove, parlavano di questa bella condivisione collettiva di pane e pasta madre. Tutto nato senza alcuna spinta di sponsor. Tutto nato dalla intelligenza collaborativa di tanti e dalla testa del mio amico Food Nerd Ricardo Astolfi, che con la riuscita di quest’anno ha piacevolmente sorpreso tutti.
A Forlì la quantità di partecipanti era incalcolabile. Al centro commerciale biologico l’Ape Bianca sono arrivati in molti per la pasta madre. Alle 10 del mattino, quando hanno iniziato i ragazzi della Comunità del cibo Pasta Madre, c’erano già persone che gli aspettavano e per tutto il giorno un via vai continuo di chi prendeva lievito, chi chiedeva consigli e chi portava la propria pasta madre per una controllatina.
Io che avrei fatto un laboratorio dalle 14:00 alle 16:00, ho avuto le mani in pasta dalle 13:30 fino alle 19:00. Tutti abbiamo avuto da fare. Tutti felici di quella condivisione di lieviti, parole, consigli… Tutto molto ordinato. Tutto molto bello. Tutto molto gradito.
Il tavolo degustazioni era pieno di leccornie preparate da diversi spacciatori. Anche alcuni che non erano presenti, come l’intrepido Giggi, hanno preparato ricettine con pasta madre che erano sul tavolo.
pasta madre daySono state spacciate le 130 dosi di lievito preparate amorevolmente dagli spacciatori forlivesi, con rispettivo volantino ufficiale per rinfresco e panificazione, poi lo spaccio è proseguito con i 6 kg di lievito portati da me. Per finire in bellezza abbiamo fatto un gemellaggio e rinfresco dei lieviti presenti e spacciato anche quello.
Quante dosi abbiamo spacciato? Io non mi sono fermata a contare!
Oltre i diversi consigli e controllatine ai lieviti altrui, ho presentato la ricetta del mio ultimo Teglie di Montetiffi mary Valerianovideo “Semplicemente Pane”, impastato pan brioche e cotto al momento grissini, con l’aiuto di Enrica Bandini e del mio Bimbo Filippo.
C’era anche il pane fatto nella teglia di Montetiffi, Teglie in argilla prodotte artigianalmente da Maurizio Camilletti cell 329 2674297
Questa bella azione collettiva a Forlì è stata “innescata”  dalla spinta di Pamela Chiarini, la leadership dei fratelli Mario e Andrea Laghi, la coordinazione di  Davide Smiraglio, Andrea, Enrica Bandini, Gloria Salvatori, quelli di slow Food Forlì che sono venuti li ad aiutare, altri spacciatori che ora mi sfuggono nomi… e tutte le persone che venendo fin li a porci i loro dubbi e prendere il lievito ci hanno permesso di metterci alla prova con quello che crediamo di sapere sulla pasta madre e con quello che crediamo di sapere sugli essere umani.
Altre foto della giornata si trovano qui, si trovano anche qui e se volete altre, si trovano anche qui.

martedì 29 gennaio 2013

SAPEUR Forlì 2013 & Pasta Madre

Mary Valeriano lievito madre pasta madreQuest’anno per la seconda volta eravamo al SAPEUR, Fiera annuale forlivese del prodotto tipico di qualità. Vendevamo i nostri prodotti di pastificio, biscotteria e panificazione nello stesso stand in cui lavoravano gli amici di Il Mattarello di Santa Sofia.
Nello stand con noi, c’era anche la nostra pasta madre, che abbiamo “spacciato” a chi ne richiedeva,  cosi facendo ci siamo “riscaldati i motori” per il Pasta Madre Day del prossimo sabato, 02 Febbraio. Noi parteciperemo a questa giornata  nell’evento l’Ape Bianca di Forlì, l’innovativo centro commerciale dedicato al consumo consapevole dove ci sarà spaccio di Pasta Madre per tutto il giorno e io, assieme ai miei bimbi, terremo una lezione di panificazione gratuita dalle 14.00 alle 16:00.
Vi aspettiamo li a condividere lieviti e consigli.
mattarello santa sofia tortelli alla lastramattarello tortelli alla lastra

venerdì 30 novembre 2012

Una notte di fermenti

birra pane nicola trentin panificiocitadella pannetieria pannetiere pane nicola trrentin fermento lievito madreDomenica 25 Novembre a Cittadella di Padova, 20 persone, radunate dal gourmet scout Adolfo Rizzardelli vengono ricevute dalla famiglia Trentin nel panificio Delizie del Grano, per una notte di panificazione, degustazioni e conversazioni sui lieviti. Tutti a condividere pane e conoscenza. panettiere, pane, panificazione fermento lievito delizie del grano nicola trentinpanificio delizie del grano pane panificazione panettiere nicola trentinIo c’ero e vi lascio qui alcune immagini di quella notte fatta di lievito madre, birre artigianali di Alessio Selvaggio,  vini di Gilberto Boniperti, gelato artigianale di Carlo Andretta gelataio di Antica Porta , aceto balsamico di Modena e altri aceti pregiati... Tantissimi prodotti da forno come il pandoro sfogliato, che non avevo mai assaggiato prima, brioches, croissant e  caffeina quanto basta.
Che dire poi del nuovissimo dolce plum cake con l’alga spirulina by fratelli Davide e Nicola Trentin?! Fantastico!!!
Tanto per non farci mancare nulla, fra pane dolcetti, salumi… Lo chef Daniele Davoli ha preparato, alle 00:05 di notte, una risottata di Carnaroli con parmigiano e aceto balsamico della Acetaia San Giacomo di Andrea Bezzecchi.Mary Valeriano Tania Mauri panetteria Trentin
La serata è incominciata con le parole del vice sindaco, proseguendo con l’intervento di Francesca Morandin e seguendo con l’elucidazione sulle birre, aceti, parmigiano, vini e panificazione.
Hanno partecipato, oltre che i soprannominati:  Paolo Griffa, Oscar Schiavon,  Giancarlo Andretta, Monica Crescenti, Annalisa di Slow Food, Tania Mauri Consulente gastronomica, Food Writer (a mangiare risoto con me nella foto) nonchè amica e mio filo conduttore per essere li quella notte.
Riassunto dell’opera: Felice di esserci stata.